Visualizzazione post con etichetta scienze politiche. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta scienze politiche. Mostra tutti i post

domenica 12 gennaio 2025

Teo vive. Verrà il nostro giorno 11.1.2025

 Rho. Sabato 11 gennaio 2025, nello spazio liberato di SOS FORNACE, compagni, fratelli e amici, han ricordato Teo, a distanza di 10 anni dalla sua "partenza".

Video 





















domenica 29 maggio 2022

50 anni di scienze politiche 27.52022




Pensiero critico, formazione multidisciplinare e vocazione internazionale sono alcune delle caratteristiche della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali che ha celebrato il mezzo secolo di vita con un evento questa mattina in via Conservatorio, alla presenza di autorità politiche, accademiche, alumni e attuali studenti.

 

Milano, 27 maggio 2022 - La Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Statale di Milano compie 50 anni e ha celebrato l’importante traguardo con un evento in Sala Lauree in via Conservatorio questa mattina, alla presenza di autorità accademiche e politiche oltre ai testimoni diretti della storia della Facoltà.

Nata prima come corso di laurea di Giurisprudenza nel 1964 e poi come Facoltà nel 1971, la Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali attualmente offre 19 corsi di laurea tra triennali e magistrali, di cui alcuni totalmente o con curricula in inglese, tre master tra primo e secondo livellosei corsi di perfezionamento e cinque dottorati di ricerca. Con una comunità di oltre 8.400 membri (iscritti ai corsi di laurea, personale docente e ricercatore, tecnici, amministrativi e bibliotecari, dottorandi, assegnisti e borsisti), la Facoltà porta avanti 76 progetti di ricerca finanziati da bandi nazionali, europei e internazionali, per un totale di 530 pubblicazioni, di cui 292 open access, e 140 iniziative di public engagement (dati riferiti al 2021).

 

Fil rouge di questi primi cinque decenni di vita della Facoltà è la sua vocazione multidisciplinare, interdisciplinare e internazionale, che le ha permesso di intercettare, spesso in anticipo sui tempi, i mutamenti della società italiana in generale e milanese in particolare, ritagliandosi negli anni un ruolo di protagonista nel campo dell’alta formazione e ricerca non solo nel contesto economico e sociale regionale e nazionale, ma anche internazionale.

 

Multidisciplinarità e flessibilità nell’utilizzo di differenti approcci metodologici sono la caratteristica di questa Facoltà - racconta Alessandra Facchi, presidente del Comitato di Direzione di SPES. “Si tratta di un modello di formazione e ricerca trasversale a tutti i corsi e a gran parte dei progetti di ricerca. Nella didattica, multidisciplinarità e interdisciplinarietà si traducono non soltanto in una preparazione di base in differenti materie, ma anche nello studio di uno stesso fenomeno da più punti di vista, un approccio che permette di vederne la complessità, di affrontarla con metodi differenti e conoscenze integrate e di farne una competenza che può essere utile in ambito lavorativo”.

 

Accanto alla multidisciplinarità, la Facoltà di SPES continua a investire molto anche nell’internazionalizzazione. “La nostra attenzione all’internazionalizzazione – prosegue Alessandra Facchi - non vuol dire solo corsi in inglese, ma si riflette nei contenuti degli insegnamenti e dei percorsi curriculari, significa tenere conto delle dimensioni internazionali degli oggetti di studio, guardare a ciò che succede in Europa e in altre regioni del mondo, significa anche studenti stranieri, accordi con università estere,  percorsi di studio comuni, mobilità di studenti, docenti e ricercatori, seminari internazionali, ora facilitati dallo streaming”. 

Altra caratteristica della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Statale di Milano fin dalla sua nascita è la costante capacità di innovare sia nelle metodologie didattiche sia nei percorsi di studio: è stata tra le prime a introdurre un percorso di studi di genere e pari opportunità a cui si sono aggiunti più di recente quello sulla criminalità organizzata e quello di bioetica e biodiritto.

 

La Storia

La storia della Facoltà di Scienze Politiche, Economiche e Sociali dell’Università Statale di Milano, può articolarsi in quattro fasi: la nascita, prima come corso di laurea di Giurisprudenza nel 1964 e poi come Facoltà nel 1971; l’assestamento (tra i primi anni ’70 e la metà degli anni ’80) quando Scienze Politiche viene dotata di una sede propria, lo storico Palazzo Resta-Pallavicino di via Conservatorio, e consolida la propria identità; la forte crescita sia come comunità di ricerca sia come centro di offerta didattica (con oltre 17 mila iscritti nell’a.a. 1992-1993) che la portano a diventare la prima in Italia e l’implementazione di un’offerta non solo di corsi e diplomi di laurea ma anche di percorsi di specializzazione e di dottorato, nonostante il passaggio dei corsi di Sociologia, Economia e Statistica nel neo-nato Ateneo di Bicocca; la riforma del 3+2 (1999) e la liberalizzazione dell’offerta formativa fino alla Legge Gelmini (n.240/2010), che attribuisce alla Facoltà il ruolo di coordinamento della didattica e interfaccia con gli organi d’Ateneo, lasciando ai Dipartimenti di Economia, management e metodi quantitativi, Scienze sociali e politiche e Studi internazionali, giuridici e storico-politici il ruolo di strutture referenti per didattica, ricerca e terza missione. Circa 20 anni fa il nome della Facoltà si è ampliato, passando da Scienze Politiche a Scienze Politiche, Economiche e Sociali (SPES)

 

L’evento

L’evento - trasmesso anche in streaming sul canale YouTube d’Ateneo @UnimiVideo – ha visto la partecipazione di Alessandra Facchi (presidente del Comitato di Direzione della Facoltà), delle prorettrici Marisa Porrini (Didattica) e Antonella Baldi (Internazionalizzazione), dei già presidi Vittorio Italia e Fausto Pocar, di Angela Lupone (già presidente del Comitato di Direzione), dei direttori di Dipartimento Carlo Fiorio (Economia, management e metodi quantitativi), Roberto Pedersini (Scienze sociali e politiche) e Ilaria Viarengo (Studi internazionali, giuridici e storico-politici).

Alberto Martinelli ha tenuto la relazione di apertura sulla storia della Facoltà. Non sono mancate le testimonianze di alunni con ruoli di primo piano nell’istituzioni locali come Stefano Bruno Galli (assessore all’Autonomia e Cultura di Regione Lombardia), Pierfrancesco Maran (due volte assessore al Comune di Milano), Giuliano Pisapia (già sindaco di Milano dal 2011 al 2016) e Cristina Tajani (già assessore Politiche del lavoro, sviluppo economico, commercio e risorse umane al Comune di Milano).

Spazio anche alla presentazione dell’intera offerta didattica a cura di Laura Carradori, responsabile settore SE.FA – Area Umanistico-sociale, seguita da un focus sulla formazione dottorale con interventi di Nando Dalla Chiesa, presidente dell’Osservatorio sulla Criminalità organizzata, Maurizio Ferrera, presidente del Network for the Advancement of Social and Political Studies, e Paolo Garella, coordinatore del dottorato in Economics. Marino Regini ha presentato, insieme a Rebecca Ghio, assegnista di ricerca, i risultati dell’indagine condotta dal progetto Unimi 2040, da lui coordinato, su chi e perché si sceglie un corso di laurea di Scienze Politiche, Economiche e Sociali. Il punto di vista della componente studentesca sul futuro della Facoltà è stato invece illustrato da Luca CardaniAndrei Huiala e Lisa Kinspergher, attuali rappresentanti presso il Comitato di Direzione.


Una tavola rotonda finale (ore 16.30) dal titolo “L’Università italiana dopo il PNRR” vede la partecipazione di Daniele Checchi, già membro del Consiglio direttivo ANVUR e preside di Facoltà, Cristina Messa, ministra dell’Università e Ricerca, e Monica Poggio, amministratore delegato di Bayer Spa e vicepresidente di Assolombarda Università, Ricerca e Capitale umano. Presiede il rettore Elio Franzini.












venerdì 15 giugno 2018

Di storia, d'università e a "Milano non si usa."

Correva la fine del millennio scorso e nel bel palazzo di via Conservatorio in quel di Milano, l'atmosfera era tesa e palpitante a dir poco, per gli studenti del primo anno, le "matricole di scienze", della Facolta di Scienze Politiche, si stava svolgendo la seconda e temutissima prova di uno degli esami barriera o nel gergo degli studenti anche definito mostro, l'esame di Storia contemporanea, della cattedra dello stimatissimo e insigne, ora in cielo e a lui son già dedicati importanti premi, Professor Alceo Riosa.

La prima prova consisteva in un test a risposta multipla su trenta domande, da rispondersi in trenta minuti; la prova d'esame erano i testi del "Salvadori", i tre volumi, circa 1500 pagine, oltre alle nozioni ricevute dal professore durante il corso;

venerdì 8 novembre 2013

Anonymus nelle mail delle università! verso il 15 novembre





un amico mi ha girato questa mail.. arrivata, pare, a tutti gli studenti..
Anonymous nelle mail delle università!

il testo è rivolto prevalentemente alla situazione universitaria ma ci si legge l'equilibrio della società
riporto il testo della mail



La sollevazione è appena cominciata, Vendichiamoci di chi specula sui nostri bisogni,
sui nostri desideri, sulle nostre vite, sulla nostra felicità.
███▓███████▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓███▓▓▓▓█▓╬╬╬▓█
███████▓█████▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬▓███▓╬╬╬╬╬╬╬▓╬╬▓█
████▓▓▓▓╬╬▓█████╬╬╬╬╬╬███▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬█
███▓▓▓▓╬╬╬╬╬╬▓██╬╬╬╬╬╬▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
████▓▓▓╬╬╬╬╬╬╬▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
███▓█▓███████▓▓███▓╬╬╬╬╬╬▓███████▓╬╬╬╬▓█
████████████████▓█▓╬╬╬╬╬▓▓▓▓▓▓▓▓╬╬╬╬╬╬╬█
███▓▓▓▓▓▓▓╬╬▓▓▓▓▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
████▓▓▓╬╬╬╬▓▓▓▓▓▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
███▓█▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
█████▓▓▓▓▓▓▓▓█▓▓▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█
█████▓▓▓▓▓▓▓██▓▓▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬██
█████▓▓▓▓▓████▓▓▓█▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬██
████▓█▓▓▓▓██▓▓▓▓██╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬██
████▓▓███▓▓▓▓▓▓▓██▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬█▓╬▓╬╬▓██
█████▓███▓▓▓▓▓▓▓▓████▓▓╬╬╬╬╬╬╬█▓╬╬╬╬╬▓██
█████▓▓█▓███▓▓▓████╬▓█▓▓╬╬╬▓▓█▓╬╬╬╬╬╬███
██████▓██▓███████▓╬╬╬▓▓╬▓▓██▓╬╬╬╬╬╬╬▓███
███████▓██▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬████
███████▓▓██▓▓▓▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓████
████████▓▓▓█████▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓█████
█████████▓▓▓█▓▓▓▓▓███▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓██████
██████████▓▓▓█▓▓▓╬▓██╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓███████
███████████▓▓█▓▓▓▓███▓╬╬╬╬╬╬╬╬╬▓████████
██████████████▓▓▓███▓▓╬╬╬╬╬╬╬╬██████████
███████████████▓▓▓██▓▓╬╬╬╬╬╬▓███████████

Ad Atene l'università ha chiuso per i tagli.
In Italia gli atenei e il mondo della formazione sono ridotti in macerie.
Prima in Grecia, domani in tutta Europa?!?
Nessuno ci crede più alla barzelletta di un futuro dignitoso raggiungibile grazie ai loro "precarifici".
Spendono 12 miliardi per gli F35, 21 miliardi per gli eurofighter, quando negli ultimi 5 anni hanno tolto 10 miliardi all'istruzione.


A Milano si trovano le università più care d'Italia, con le fasce di reddito minime che si trovano a dover pagare 220 euro in più rispetto alla media nazionale.

E per cosa?!?

- Aule sovraffollate dove spesso passi la lezione in piedi
- Una mensa tra le più care d'Italia, dove non puoi nemmeno scaldarti il pranzo nel microonde
- Monopolio dell'editoria universitaria in mano alla mafia di Comunione e liberazione
- Numero ridicolo di alloggi negli studentati quando Milano ha anche il record per gli affitti più cari
- Servizio bibliotecario che rischia l'esternalizzazione
- Pochissimi spazi dove incontrarsi e conoscersi, magari studiare insieme, senza rischiare di restare senza sedia pure in Biblioteca Centrale o in aula studio
- Baroni che assegnano libri di testo anche da 50/80 euro, delle volte persino scritti o curati da loro, che vincolano l'accessibilità al sapere alla disponibilità del proprio portafoglio
- Aspirare ad un brillante futuro da stagista rigorosamente precario

#yeswescan
#segnala il libro più costoso del semestre
#datastorm project, join the #openaccess #guerrilla !


Questi sono solo alcuni strumenti con cui possiamo iniziare la riappropriazione di ciò che è nostro...
Li abbiamo trovati segnalati su alcuni manifesti nelle sedi universitarie di Milano e su qualche pagina FB, scommettiamo che le idee in campo sono molte di più.
Sappiamo che anche a Bologna hanno dato il via alla #riappropriazione con #occupymensa e a Roma è nata #SapienzaClandestina... La lista potrebbe essere ancora più lunga...

Prendi parte alla #sollevazione generale, con la generazione a cui è stato rubato il futuro: i cyberattivisti, i migranti in lotta, i movimenti per il
diritto all'abitare, perchè senza tetto non ci sappiamo stare.
Unisciti a chi vuole cambiare questo sistema a partire dal territorio in cui vive, digitale e reale.

Perchè in fondo siamo tutti studenti, tutti precari, tutti meticci, tutti abbiamo bisogno di casa. Tutti abbiamo bisogni e desideri.


La loro austerity non ha futuro.

Costruiamo la #sollevazione, prossima tappa #15n !

lunedì 28 ottobre 2013

Italia. Arresti politici, invenzioni e teoremi. anche il corrierone si sveglia?

Ricorderete gli studenti arrestati a inizio settembre per una rissa avvenuta a febbraio in università; oltre al fatto particolare del ragazzo ferito che si reca al pronto soccorso ben 10 giorni dopo il fatto, che a indagare sia stata l'antiterrorismo e altre cose da " stil kossiga" e da un periodo che vorremmo dimenticato e passato; dicevamo, il 18 ottobre il corriere pubblica un articolo che si commenta da solo, evidenzio solo questo passaggio "viene riportata la testimonianza di un ragazzo, uno dei testimoni oculari che aveva riconosciuto i due giovani, che ieri ha precisato a verbale di non poter attribuire a loro due la responsabilità del pestaggio".

Sotto il link alla lettera scritta dal carcere di San Vittore

LETTERA DI UNO STUDENTE AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE, AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DELL’UNIVERSITA’ STATALE DI MILANO. 

Pestaggio in Statale, scarcerato dopo 45 giorni
uno dei due giovani accusati

La protesta del legale: «Giustizia mediatica, non ha partecipato all’aggressione» 

http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/13_ottobre_18/pestaggio-statale-scarcerato-45-giorni-dei-due-giovani-accusati-9c4ea3aa-3818-11e3-91d2-925f0f42e180.shtml

È stato scarcerato Simone Di Renzo, uno dei due studenti dell’Università Statale arrestati lo scorso 4 settembre con l’accusa di aver pestato a sangue un altro studente durante una festa nella facoltà occupata. Lo ha deciso il gip di Milano Alessandra Simion, disponendo per il giovane l’obbligo di firma. I due accusati militano nel gruppo studentesco dell’Ex Cuem e simpatizzano per il movimento No Tav ma l’episodio non aveva connotazioni politiche. Ora però le accuse nei confronti dei due fermati vacillano.  
IL TESTIMONE - Nell’ordinanza del giudice, tra l’altro, viene riportata la testimonianza di un ragazzo, uno dei testimoni oculari che aveva riconosciuto i due giovani, che ieri ha precisato a verbale di non poter attribuire a loro due la responsabilità del pestaggio. L’avvocato Eugenio Losco, che difende il giovane, ha parlato di «giustizia mediatica » e ha aggiunto: «questo ragazzo, che era già stato giudicato e condannato come spietato picchiatore, ha trascorso 45 giorni in una cella e oggi scopriamo che l’unica persona che lo accusava in realtà non lo aveva visto partecipare all’aggressione».

venerdì 20 settembre 2013

lettera di uno studente di scienze politiche arrestato lo scorso 4 settembre con l’accusa di aver preso parte agli incidenti che hanno provocato il ferimento di un altro studente ad una festa in Statale


 dal sito dell'assemblea di scienze politiche di Milano
LETTERA DI UNO STUDENTE DAL CARCERE DI SAN VITTORE
Qui di seguito pubblichiamo la lettera di uno studente della facoltà di Scienze Politiche, militante nell’assemblea di facoltà, arrestato lo scorso 4 settembre con l’accusa di aver preso parte agli incidenti che hanno provocato il ferimento di un altro studente ad una festa in Statale:
AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE, AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DELL’UNIVERSITA’ STATALE DI MILANO.
Settant’anni sono passati da quel 8 settembre. Quel giorno nel nostro Paese si ricominciava a sperare alla fine della guerra e del fascismo.
Triste anniversario per scrivere queste parole, anche perché dopo quella data le violenze non finirono. Iniziò la lotta partigiana per cacciar via i nazisti e i fascisti nostrani (i repubblichini) che occupavano le nostre città e le nostre campagne. Iniziarono gli scioperi nelle fabbriche, si saliva in montagna per organizzarsi, ci si ribellava dentro i confini e le galere. La repressione si fece sempre più dura, più brutale. Le fucilazioni, i massacri. Ma i partigiani seppero resistere e seppero sconfiggere il nazifascismo.
Sono state le storie dei partigiani che mi hanno insegnato a lottare. E le parole di mio nonno, che partigiano non fu ma che mi insegnò che per i propri diritti bisogna lottare, sempre a testa alta, senza mai guardarsi indietro.
Concetti che feci miei sin da quando andavo a scuola. Non fu un momento specifico, ma un insieme di eventi, ciò che mi fece maturare l’idea che la mia condizione, come quella dei miei coetanei, stava peggiorando. Le riforme dell’istruzione (Zecchino-Berlinguer, Moratti e Gelmini) e le riforme del lavoro (Pacchetto Treu e Legge 30) sono state solo alcune delle mosse che hanno consegnato a noi giovani questa situazione disastrosa. E poi la crisi economica che colpisce tutti, studenti e lavoratori, disoccupati e pensionati, genitori e figli, carcerati e immigrati.
In un contesto come questo, l’unica cosa che i governi di mezzo mondo hanno saputo fare è stata stringere la cinghia. Le chiamano manovre “lacrime e sangue”. Ma lacrime e sangue di chi? Sempre dei soliti, di chi lavora, di chi va a scuola, di chi è povero. I ricchi no, loro non pagano la crisi, loro devono guadagnare, governare e arricchirsi grazie alla crisi. Allora il fallimento di una fabbrica, mentre diventa un dramma per centinaia (se non migliaia) di famiglie che rimangono senza lavoro, diventa una buona occasione per lauti guadagni per qualche nuovo imprenditore. E lo stesso vale per la svendita dell’istruzione pubblica. Adesso non si studia più perché si vuole studiare, per farsi una cultura, per provare a capire come funziona il mondo o come osservare la natura. No, adesso no, adesso si deve studiare unicamente per lavorare e per questo motivo si studia solo quello che serve alle esigenze del mercato del lavoro. Nel frattempo si aprono le porte ai privati: i soldi, le spese rimangono pubbliche, ma i profitti, il cosiddetto “capitale umano” va ai privati, alle imprese, a CONFiNDUSTRIA, a ingrossare i guadagni dei ricchi.
E così, mentre smantellano l’università pubblica, si restringono anche le opportunità per tutti i nuovi iscritti e per chi si vuole iscrivere. Nell’era della crisi, come ogni buona azienda (già, perché adesso chi gestisce l’università è un consiglio d’amministrazione, come nelle migliori imprese) l’università taglia le voci di spesa che ritiene non profittevoli. Allora si appaltano a ditte esterne servizi essenziali come la mensa o le pulizie – con condizioni economiche e lavorative sempre peggiori per i lavoratori- oppure si tagliano direttamente studentati e borse di studio. Addirittura interviene una riforma, quella dell’ex ministro Profumo, a modificare i criteri su come vengono assegnate le borse di studio: non più su base economica –cioè a seconda del reddito e della possibilità di permettersi o meno l’università- ,ma solo in base al merito. Meritocrazia, finto valore di questa società, che si ricollega direttamente all’essere produttivi sul posto di lavoro. Perché si, nell’era della crisi, per riprendere a fare guadagni, l’unica cosa che fanno i padroni è spremere di più i propri lavoratori, spingerli ad essere più “produttivi”. Quindi si, vai bene a scuola, fai il bravo e vedrai che lavorerai meglio.
E’ così anche per la mia storia. Chi comanda, chi governa, chi guida e amministra la giustizia in questo paese, ha deciso che io e Lollo siamo colpevoli. E le manette scattano automaticamente. Strano sistema questo, che prima ti sbatte in galera e poi si domanda se sei stato tu o meno. E ce ne sono a migliaia di storie come questa dietro queste mura.
Ho dichiarato ciò che avevo da dire al GIP l’altra mattina. Ho spiegato che io non c’entro niente, che questo ragazzo, Federico, non lo conosco e che non avevo idea che quella sera fosse andato via in quella maniera.
Se avessi visto quella scritta sul manifesto sarei andato a parlare con Federico e  gli avrei spiegato che il suo era stato un gesto poco rispettoso nei confronti di chi si è fatto giorni, mesi, anni di carcere per le proprie idee. Gli avrei detto che avrebbe potuto scrivere da un’altra parte, ma mai mi sarei immaginato di prenderlo a botte. Che ragioni avrei avuto?
Ogni giorno vado in università e non ci vado solo per studiare. Peggiorano le condizioni di noi studenti e penso perciò che sia giusto opporsi a questo, lottare per ciò che ci spetta, per soddisfare i nostri bisogni e far valere i nostri diritti. Io, con gli altri studenti come me, ci parlo, mica alzo le mani su di loro.
Vedendo le firme dei provvedimenti, di chi mi è venuto a prendere a casa (la DIGOS!), dei signori P.M. che hanno deciso di arrestarmi (e sapendo che fanno parte del pool dell’antiterrorismo) mi sorge allora spontanea una domanda: cosa si sta processando in questo caso? Ciò che è successo quella sera o la nostra attività politica, le nostre idee? Di cosa hanno paura questi magistrati, che noi studenti e lavoratori veramente ci mobilitiamo per riprenderci ciò che è nostro, ciò che le riforme degli ultimi vent’anni ci hanno levato?
Ecco spiegato il nesso con l’accusa contro la Ex-Cuem, contro i collettivi, contro i centri sociali. Contro chi ogni giorno, a scuola, in università, sul posto di lavoro o nei propri quartieri, cerca di lottare per migliorare le condizioni di tutti e tutte.
Questo è un attacco contro chi si mobilita e si autorganizza, questo è un attacco repressivo contro chi mette in discussione questo sistema di cose. Questo, a me sembra fascismo. E i partigiani mi hanno insegnato che i fascisti si cacciano via. E Federico non mi è sembrato un fascista.
Simone, studente di Scienze Politiche



mercoledì 22 maggio 2013

Milano città medaglia d'Oro della resistenza 22 maggio 2013

Milano 22 maggio 2013
Una giornata intensa a cui val la pena concedere una pagina di memoria collettiva

Il percorso da casa all'ufficio vede un passaggio veloce dal centro di Milano, e mi accorgo di una targa a cui non avevo mai prestato attenzione, e.. giudicate voi se non è "significativa"


e quindi decido di proseguire per un breve passaggio in un luogo di "resistenza", la resistenza più difficile e dura, quella dell'intelligenza e della curiosità, della cultura, di fronte al "conformismo", "pensiero unico" o appiattimento culturale che dir si voglia, e passo in Università, a Scienze Politiche, dove la libreria dove ho preso tutti i libri di corso e non solo ha "avuto" nuova vita, e le due foto dicono più di mille parole, e per i "Perchè" vi rimando a questo sito http://spomilano.noblogs.org/




e li apprendo invece una brutta notizia, stanno tentando di sgomberare ZAM (Zona Autonoma Milano), in via Olgiati, zona sud ovest
la storia si ripete, un altro sgombero, provano con l'arroganza della legge e delle istanze a spegnere un focolaio di cultura autonoma e libera, svincolata alla logica del profitto
il tutto è surreale, è cambiata la giunta, ma le politiche di "ignoranza" proseguono; non riesco a capacitarmene, Pisapia e vari non possono ordinare tutto questo: non esiste!! non dovrebbe esistere.. ma probabilmente la paura di un luogo di cultura, che possa diventare anche un luogo per dare visibilità alle contraddizioni che stanno emergendo in vista di Expo 2015, fa molta paura ai cosiddetti signori dei palazzi di cristallo e del cemento; ma non voglio avanzare analisi mie,
e per questo vi rimando al link di
http://milanoinmovimento.com/primo-piano/stay-zam-la-diretta-dello-sgombero-foto-e-video








al presidio si legge e studia.. i sogni non finiscono con un sgombero


e dopo un breve passaggio, gli impegni mi chiamano... e giusto per intenderci e per ricordare cosa significa Milano e nonostante i lustrini e le pubblicità che la volevano una città da bere o da vendere (agli emiri ci ricorda la stampa), questa è la targa che ha "rapito" la mia attenzione 


il corteo partito da Porta Genova con destinazione Palazzo Marino, al passaggio in Duomo
e, in piazza della Scala arriva l'amara notizia dell'addio di Don Gallo