martedì 24 settembre 2013
venerdì 20 settembre 2013
lettera di uno studente di scienze politiche arrestato lo scorso 4 settembre con l’accusa di aver preso parte agli incidenti che hanno provocato il ferimento di un altro studente ad una festa in Statale
dal sito dell'assemblea di scienze politiche di Milano
LETTERA DI UNO STUDENTE DAL CARCERE DI SAN VITTORE
LETTERA DI UNO STUDENTE DAL CARCERE DI SAN VITTORE
Qui di seguito pubblichiamo la
lettera di uno studente della facoltà di Scienze Politiche, militante
nell’assemblea di facoltà, arrestato lo scorso 4 settembre con l’accusa
di aver preso parte agli incidenti che hanno provocato il ferimento di
un altro studente ad una festa in Statale:
AGLI STUDENTI E ALLE STUDENTESSE, AI LAVORATORI E ALLE LAVORATRICI DELL’UNIVERSITA’ STATALE DI MILANO.
Settant’anni
sono passati da quel 8 settembre. Quel giorno nel nostro Paese si
ricominciava a sperare alla fine della guerra e del fascismo.
Triste
anniversario per scrivere queste parole, anche perché dopo quella data
le violenze non finirono. Iniziò la lotta partigiana per cacciar via i
nazisti e i fascisti nostrani (i repubblichini) che occupavano le nostre
città e le nostre campagne. Iniziarono gli scioperi nelle fabbriche, si
saliva in montagna per organizzarsi, ci si ribellava dentro i confini e
le galere. La repressione si fece sempre più dura, più brutale. Le
fucilazioni, i massacri. Ma i partigiani seppero resistere e seppero
sconfiggere il nazifascismo.
Sono
state le storie dei partigiani che mi hanno insegnato a lottare. E le
parole di mio nonno, che partigiano non fu ma che mi insegnò che per i
propri diritti bisogna lottare, sempre a testa alta, senza mai guardarsi
indietro.
Concetti
che feci miei sin da quando andavo a scuola. Non fu un momento
specifico, ma un insieme di eventi, ciò che mi fece maturare l’idea che
la mia condizione, come quella dei miei coetanei, stava peggiorando. Le
riforme dell’istruzione (Zecchino-Berlinguer, Moratti e Gelmini) e le
riforme del lavoro (Pacchetto Treu e Legge 30) sono state solo alcune
delle mosse che hanno consegnato a noi giovani questa situazione
disastrosa. E poi la crisi economica che colpisce tutti, studenti e
lavoratori, disoccupati e pensionati, genitori e figli, carcerati e
immigrati.
In
un contesto come questo, l’unica cosa che i governi di mezzo mondo
hanno saputo fare è stata stringere la cinghia. Le chiamano manovre
“lacrime e sangue”. Ma lacrime e sangue di chi? Sempre dei soliti, di
chi lavora, di chi va a scuola, di chi è povero. I ricchi no, loro non
pagano la crisi, loro devono guadagnare, governare e arricchirsi grazie
alla crisi. Allora il fallimento di una fabbrica, mentre diventa un
dramma per centinaia (se non migliaia) di famiglie che rimangono senza
lavoro, diventa una buona occasione per lauti guadagni per qualche nuovo
imprenditore. E lo stesso vale per la svendita dell’istruzione
pubblica. Adesso non si studia più perché si vuole studiare, per farsi
una cultura, per provare a capire come funziona il mondo o come
osservare la natura. No, adesso no, adesso si deve studiare unicamente
per lavorare e per questo motivo si studia solo quello che serve alle
esigenze del mercato del lavoro. Nel frattempo si aprono le porte ai
privati: i soldi, le spese rimangono pubbliche, ma i profitti, il
cosiddetto “capitale umano” va ai privati, alle imprese, a
CONFiNDUSTRIA, a ingrossare i guadagni dei ricchi.
E
così, mentre smantellano l’università pubblica, si restringono anche le
opportunità per tutti i nuovi iscritti e per chi si vuole iscrivere.
Nell’era della crisi, come ogni buona azienda (già, perché adesso chi
gestisce l’università è un consiglio d’amministrazione, come nelle
migliori imprese) l’università taglia le voci di spesa che ritiene non
profittevoli. Allora si appaltano a ditte esterne servizi essenziali
come la mensa o le pulizie – con condizioni economiche e lavorative
sempre peggiori per i lavoratori- oppure si tagliano direttamente
studentati e borse di studio. Addirittura interviene una riforma, quella
dell’ex ministro Profumo, a modificare i criteri su come vengono
assegnate le borse di studio: non più su base economica –cioè a seconda
del reddito e della possibilità di permettersi o meno l’università- ,ma
solo in base al merito. Meritocrazia, finto valore di questa società,
che si ricollega direttamente all’essere produttivi sul posto di lavoro.
Perché si, nell’era della crisi, per riprendere a fare guadagni,
l’unica cosa che fanno i padroni è spremere di più i propri lavoratori,
spingerli ad essere più “produttivi”. Quindi si, vai bene a scuola, fai
il bravo e vedrai che lavorerai meglio.
E’
così anche per la mia storia. Chi comanda, chi governa, chi guida e
amministra la giustizia in questo paese, ha deciso che io e Lollo siamo
colpevoli. E le manette scattano automaticamente. Strano sistema questo,
che prima ti sbatte in galera e poi si domanda se sei stato tu o meno. E
ce ne sono a migliaia di storie come questa dietro queste mura.
Ho
dichiarato ciò che avevo da dire al GIP l’altra mattina. Ho spiegato
che io non c’entro niente, che questo ragazzo, Federico, non lo conosco e
che non avevo idea che quella sera fosse andato via in quella maniera.
Se
avessi visto quella scritta sul manifesto sarei andato a parlare con
Federico e gli avrei spiegato che il suo era stato un gesto poco
rispettoso nei confronti di chi si è fatto giorni, mesi, anni di carcere
per le proprie idee. Gli avrei detto che avrebbe potuto scrivere da
un’altra parte, ma mai mi sarei immaginato di prenderlo a botte. Che
ragioni avrei avuto?
Ogni
giorno vado in università e non ci vado solo per studiare. Peggiorano
le condizioni di noi studenti e penso perciò che sia giusto opporsi a
questo, lottare per ciò che ci spetta, per soddisfare i nostri bisogni e
far valere i nostri diritti. Io, con gli altri studenti come me, ci
parlo, mica alzo le mani su di loro.
Vedendo
le firme dei provvedimenti, di chi mi è venuto a prendere a casa (la
DIGOS!), dei signori P.M. che hanno deciso di arrestarmi (e sapendo che
fanno parte del pool dell’antiterrorismo) mi sorge allora spontanea una
domanda: cosa si sta processando in questo caso? Ciò che è successo
quella sera o la nostra attività politica, le nostre idee? Di cosa hanno
paura questi magistrati, che noi studenti e lavoratori veramente ci
mobilitiamo per riprenderci ciò che è nostro, ciò che le riforme degli
ultimi vent’anni ci hanno levato?
Ecco
spiegato il nesso con l’accusa contro la Ex-Cuem, contro i collettivi,
contro i centri sociali. Contro chi ogni giorno, a scuola, in
università, sul posto di lavoro o nei propri quartieri, cerca di lottare
per migliorare le condizioni di tutti e tutte.
Questo
è un attacco contro chi si mobilita e si autorganizza, questo è un
attacco repressivo contro chi mette in discussione questo sistema di
cose. Questo, a me sembra fascismo. E i partigiani mi hanno insegnato
che i fascisti si cacciano via. E Federico non mi è sembrato un
fascista.
Simone, studente di Scienze Politiche
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IL PAGIANNUNZ È STATO DISTRUTTO. 24 ORE DI FAR WEST AD ABBIATEGRASSO. 21 settembre h.16 presidio
tornando all'origine del perchè del blog, oggi la voce al comitato abbiatense per la difesa del territorio
IL PAGIANNUNZ È STATO DISTRUTTO.
COMITATO ABBIATENSE PER LA DIFESA DEL TERRITORIO
IL PAGIANNUNZ È STATO DISTRUTTO.
24 ORE DI FAR WEST AD
ABBIATEGRASSO.
SABATO 21 SETTEMBRE
2013 | ORE 16
PRESIDIO
all’ANNUNZIATA
PER DENUNCIARE LA
DEVASTAZIONE PER RIPORTARE PUBBLICAMENTE DUE GIORNI DI ORDINARIA FOLLIA.
La
devastazione è partita giovedì mattina, all’alba.
La
proprietà si presenta al Pagiannunz con ruspino, avvocato e guardaspalle.
Le intenzioni sono chiare: accelerare i tempi, arrivare in fretta al dunque, distruggere il più possibile nel minor tempo possibile.
Le intenzioni sono chiare: accelerare i tempi, arrivare in fretta al dunque, distruggere il più possibile nel minor tempo possibile.
Hanno cominciato
a devastare partendo dall’area di maggior pregio naturalistico, il punto più
bello, l’approdo degli aironi; hanno sradicato la vegetazione palmo a palmo; prosciugato
definitivamente l'area umida scanalando il suolo con solchi di scolo.
Comitati, cittadini, associazioni ambientaliste, avendo immediatamente chiara la gravità della situazione, si sono mobilitati subito presidiando l’area, cercando di interrompere i lavori, chiedendo ripetutamente l’intervento delle istituzioni, dell’amministrazione, degli organi e delle forze preposte per sospendere al più presto quell’intervento devastante e fuor di regole.
Comitati, cittadini, associazioni ambientaliste, avendo immediatamente chiara la gravità della situazione, si sono mobilitati subito presidiando l’area, cercando di interrompere i lavori, chiedendo ripetutamente l’intervento delle istituzioni, dell’amministrazione, degli organi e delle forze preposte per sospendere al più presto quell’intervento devastante e fuor di regole.
È l’inizio di una storia di tempi
dilatati, attese, disattenzioni sbalorditive.
Autorità
preposte e istituzioni, Parco del Ticino e Provincia, non sono riuscite a trovare
nell’arco di 24 ore un modo per intervenire e bloccare in tempo lo scempio.
Per 24 ore gli operai della proprietà hanno devastato, senza tregua, senza soste, senza mai fermarsi.
Un paio di operai al soldo della proprietà ha triturato suolo, piante, terra, animali, al buio, nella notte, senza tutele per loro, non in sicurezza.
Per 24 ore gli operai della proprietà hanno devastato, senza tregua, senza soste, senza mai fermarsi.
Un paio di operai al soldo della proprietà ha triturato suolo, piante, terra, animali, al buio, nella notte, senza tutele per loro, non in sicurezza.
Nella notte è
stata interrotta per poche ore grazie all'intervento dei cittadini che hanno
messo a repentaglio la propria incolumità. Ci sono stati momenti di forte
tensione, fronteggiando gli energumeni al soldo della proprietà, che più volte
si sono palesati in modo minaccioso.
Nell’arco delle 24 ore mai si è visto l’assessore all’ambiente Colla, mai ha fatto sentire voce e parere, mai ha dimostrato sostegno a quella parte di cittadinanza attiva che metteva se stessa a repentaglio per il territorio che l’assessore amministra.
Poche le figure politiche che si sono palesate, alcuni militanti e consiglieri di Cambiamo Abbiategrasso.
Polizia Locale, Carabinieri, addirittura l’Esercito, tutti si sono detti impotenti, anche di fronte a gravi soprusi e a vistose negligenze.
L’interfaccia politico e istituzionale è stato l’Assessore Brusati, che dovendo farsi carico dei solleciti e delle pressioni dei cittadini e delle cittadine, si è convinto ad attivare i dirigenti del comune Lazzaro e Ambrosini per arrivare a formulare un ordinanza utile a bloccare i lavori.
Nell’arco delle 24 ore mai si è visto l’assessore all’ambiente Colla, mai ha fatto sentire voce e parere, mai ha dimostrato sostegno a quella parte di cittadinanza attiva che metteva se stessa a repentaglio per il territorio che l’assessore amministra.
Poche le figure politiche che si sono palesate, alcuni militanti e consiglieri di Cambiamo Abbiategrasso.
Polizia Locale, Carabinieri, addirittura l’Esercito, tutti si sono detti impotenti, anche di fronte a gravi soprusi e a vistose negligenze.
L’interfaccia politico e istituzionale è stato l’Assessore Brusati, che dovendo farsi carico dei solleciti e delle pressioni dei cittadini e delle cittadine, si è convinto ad attivare i dirigenti del comune Lazzaro e Ambrosini per arrivare a formulare un ordinanza utile a bloccare i lavori.
Un’ordinanza
che è arrivata troppo tardi, all’ultimo minuto, all’ultimo centimetro quadro,
nonostante le numerose sollecitazioni pervenute all’amministrazione in questi
mesi.
La devastazione
è stata fermata solo qualche ora fa, quando non rimaneva più niente di intatto,
solo un’area sfregiata per sempre.
Ora rimangono
solo l’amaro in bocca e molti perché.
Perché questi
estenuanti silenzi, perché questo lassismo, perché e come si permette che
un’area di pregio sia devastata sotto gli occhi di tutti?
Dopo 24 di
ordinaria follia, di rimpalli, minacce, dita puntate, accuse, silenzi
assordanti, attese, sberleffi, rimangono molti interrogativi, si moltiplicano
le domande, sullo stato di questa città. Sul malessere diffuso dei suoi
cittadini, di chi qui ci lavora e vive.
La devastazione non fermerà questa cittadinanza viva e attenta. Non colerà il cemento.
La devastazione non fermerà questa cittadinanza viva e attenta. Non colerà il cemento.
Indiciamo
per domani un presidio alle ore 16 alle spalle dell’Annunziata.
domenica 8 settembre 2013
"l'olio" (Carapelli-Inveruno) scotta e arriva in consiglio comunale prima di andare al ministero
Le crisi occupazionali sono tristemente all'ordine del giorno, ma poche arrivano a coinvolgere e mobilitare quai tutto lo schieramento politico come sta avvenendo per la Carapelli di Inveruno; nel corso del primo consiglio comunale aperto della storia dell'Inveruno democratica, abbiamo ascoltato, oltre ai delegati sindacali interni e quelli di categoria provinciali di CGIL e CISL, anche le istituzioni.
Ringrazio i consiglieri comunali tutti e la signora Sindaco Maria Grazia Crotti per aver consentito le riprese video del consiglio comunale.
consiglio comunale Inveruno per i lavoratori Carapelli
Inveruno consiglio comunale voto sulla MOZIONE situazione occupazionale Carapelli
https://www.youtube.com/watch?v=mCntaWhnKUo
lunedì 9 settembre riunione dei lavoratori
(tra poche ore)
e poi a Roma per l'incontro il 12 settembre al Ministero con Carapelli e le parti sociali
Ringrazio i consiglieri comunali tutti e la signora Sindaco Maria Grazia Crotti per aver consentito le riprese video del consiglio comunale.
consiglio comunale Inveruno per i lavoratori Carapelli
Inveruno consiglio comunale voto sulla MOZIONE situazione occupazionale Carapelli
https://www.youtube.com/watch?v=mCntaWhnKUo
lunedì 9 settembre riunione dei lavoratori
(tra poche ore)
e poi a Roma per l'incontro il 12 settembre al Ministero con Carapelli e le parti sociali
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11 settembre 2013 40 anni dopo. ricordi, canzoni, video del Golpe in Chile Magenta h.21.15 IDEAL
L'ANPI di Magenta e la Cooperativa Rinascita Magentina sostengono e
promuovono l'iniziativa musicale che si terrà l'11 settembre alle ore 21,15
presso il BAR IDEAL Magenta viale Piemonte (dietro la stazione)
promuovono l'iniziativa musicale che si terrà l'11 settembre alle ore 21,15
presso il BAR IDEAL Magenta viale Piemonte (dietro la stazione)
in omaggio al Presidente Salvador ALLENDE , in occasione del 40mo della sua morte
per mano dei militari golpisti, avvenuta nel 1973, che pose fine al governo di UNIDAD POPULAR.
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