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domenica 7 maggio 2023

Bernate Ticino. La cripta e la chiesa

 Lasciamo "parlare" le immagini


Nel 1150 Bernate e le sue terre passarono alla famiglia milanese dei Crivelli e proprio un membro della loro famiglia, nel 1185, diventò Papa Urbano III: «Papa Crivelli era ben consapevole della pericolosità del ritorno del paganesimo nelle nostre zone: qui non c’era il prete fisso e le messe venivano celebrate sporadicamente da officianti di altre parrocchie dei dintorni», racconta Zarinelli. Così il Papa fondò la Canonica di Bernate, trasformando definitivamente il castrum in una canonica regolare, dandole il nome di canonica agostiniana di San Giorgio in Brinate (il nome originario di Bernate), con uno statuto speciale: Urbano III donò alla canonica l’esenzione monastica, permettendole di dipendere non da Milano, bensì direttamente da Roma, in modo da suggellare definitivamente il legame con la soglia pontificia. Dipendendo direttamente dal Papa erano chiaramente esentati dal pagare le tasse alla diocesi di Milano.








































giovedì 18 giugno 2015

LAUDATO SI’ DEL SANTO PADRE FRANCESCO SULLA CURA DELLA CASA COMUNE

..e se lo dice anche il pontefice

per il testo completo su
http://speciali.espresso.repubblica.it/pdf/laudato_si.pdf

1. «Laudato si’, mi’ Signore », cantava san Francesco d’Assisi. In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba ».

2. Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei. Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che « geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora. 1 Cantico delle creature: Fonti Francescane (FF) 263. 4 Niente di questo mondo ci risulta indifferente

3. Più di cinquant’anni fa, mentre il mondo vacillava sull’orlo di una crisi nucleare, il santo Papa Giovanni XXIII scrisse un’Enciclica con la quale non si limitò solamente a respingere la guerra, bensì volle trasmettere una proposta di pace. Diresse il suo messaggio Pacem in terris a tutto il “mondo cattolico”, ma aggiungeva «nonché a tutti gli uomini di buona volontà ». Adesso, di fronte al deterioramento globale dell’ambiente, voglio rivolgermi a ogni persona che abita questo pianeta. Nella mia Esortazione Evangelii gaudium, ho scritto ai membri della Chiesa per mobilitare un processo di riforma missionaria ancora da compiere. In questa Enciclica, mi propongo specialmente di entrare in dialogo con tutti riguardo alla nostra casa comune.
4. Otto anni dopo la Pacem in terris, nel 1971, il beato Papa Paolo VI si riferì alla problematica ecologica, presentandola come una crisi che è « una conseguenza drammatica » dell’attività incontrollata dell’essere umano: «Attraverso uno sfruttamento sconsiderato della natura, egli rischia di distruggerla e di essere a sua volta vittima di siffatta degradazione ». 2 Parlò anche alla FAO della possibilità, «sotto l’effetto di contraccolpi della civiltà industriale, di […] una vera catastrofe ecologica », sottolineando «l’urgenza e la